avvocato Ettore Zagarese

MAXI FRODE ALL’IVA, ESCLUSO IL COINVOLGIMENTO DELL’IMPRENDITORE NATALE PETRELLI

MAXI FRODE ALL’IVA, ESCLUSO IL COINVOLGIMENTO
DELL’IMPRENDITORE NATALE PETRELLI
Revocato anche il sequestro preventivo dei beni

 

Il Tribunale del Riesame di Cosenza, in accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Ettore Zagarese, ha escluso il coinvolgimento di Natale Petrelli, sessantaquattro anni patron di un affermato gruppo imprenditoriale di Corigliano-Rossano, dall’operazione della Guardia Finanza su presunte frodi finanziarie e nel contempo ha anche disposto la revoca del provvedimento di sequestro preventivo.

 

IL FATTO – Petrelli era stato coinvolto in una inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza su una maxievasione dell’Iva e bancarotta fraudolenta, che aveva portato lo scorso marzo, a 6 arresti al sequestro beni per 70 milioni di euro e 22 indagati. L’indagine – condotta dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Corigliano-Rossano – aveva permesso di ipotizzare un meccanismo di frode all’Iva che avrebbe consentito agli indagati di evadere le imposte attraverso l’uso di fatture per operazioni inesistenti.

 

L’ESITO – La decisione  di annullare il provvedimento ai danni dell’imprenditore Petrelli, di particolare importanza, si fonda su di un indiscutibile  giudizio di estraneità da ogni coinvolgimento nell’indagine: infatti i giudici hanno testualmente precisato nell’ordinanza che «ritenga questo collegio, anche alla luce della documentazione prodotta dalla difesa, che non possa considerarsi sussistente il  fumus relativo al reato contestato ex art. 2 D.lgs 74/2000» aggiungendo inoltre come «gli elementi di sospetto evidenziati nel provvedimento di sequestro  non sono, nella fattispecie rivelatori della fittizietà delle operazioni…ciò proprio  perché  risultano  superati  dai  documenti  prodotti  dalla  difesa,  attestanti l’ effettività della operazione ed il relativo pagamento».

 

In sostanza viene confermata  la piena estraneità di Natale Petrelli dal coinvolgimento in operazioni commerciali fittizie tese ad  raggirare il sistema fiscale nazionale dell’Iva e ad accumulare indebitamente beni che giorni addietro avevano portato all’arresto con accuse a vario titolo di 6 imprenditori ed a proseguirne a piede libero altri 22 con un parallelo provvedimento di sequestro preventivo per 70 milioni di euro a carico di 24 persone fisiche e giuridiche che con riferimento alla posizione rappresentata da Petrelli, viene completamente meno.

 

«Innegabile la soddisfazione mia e del mio studio per l’esito del procedimento – ha affermato l’avvocato Ettore Zagarese – che affranca il difeso da una ingiusta accusa e lo fa solo in considerazione della documentata, evidente sua innocenza»

ETTORE ZAGARESE, NICOLETTA BAULEO, UMBERTO TARANTINO

VESSAVA LA COMPAGNA, CONDANNATO A 2 ANNI

Vessava la compagna con violenze fisiche e psicologiche, condannato a due anni e otto mesi
Accolte le tesi della parte civile composta dagli avvocati Zagarese, Bauleo e Tarantino

Posta la parola fine ad una storia di soprusi, violenza e vessazioni ai danni di una donna con due figli. Il Tribunale di Castrovillari, accogliendo le richieste avanzate dal PM, dr. Calderaro e dal collegio difensivo della donna, costituitosi in difesa delle parti civili, formato dagli avvocati Ettore Zagarese, Nicoletta Bauleo ed Umberto Tarantino, ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, senza benefici, e al risarcimento del danno in favore della parte civile C.F. di 24 anni, costituitasi in proprio e quale genitrice esercente potestà sulle figlie minori, il ventiquattrenne coriglianese G.M.

IL FATTO – G.M., che si è professato innocente durante il dibattimento, è stato condannato in primo grado a causa dei reiterati atti di vessazione e di violenza fisica verso la compagna C.F, commessi sia durante la convivenza che dopo la separazione alla presenza dei figli minori. Durante ogni discussione l’uomo offendeva senza sosta la donna, ingiuriandola pesantemente e ribadendo come i figli fossero una sua proprietà, sui cui comandava, obbligandoli all’obbedienza totale. C.F. veniva regolarmente picchiata dal compagno, anche quando, proteggendo i figli, si frapponeva col suo corpo di fronte alla violenza del compagno per provare ad evitare la sua furia. La donna stanca delle vessazioni decise di lasciarlo e avanzò al giudice civile specifica richiesta di potersi allontanare, tornando dunque a vivere nella famiglia di origine. L’uomo, invece, ha continuato a minacciarla anche tramite messaggi audio con frasi di questo tenore: «Dì a tuo padre di stare attento alle figlie, perché ne ha due e non me ne frega niente. Io ti distruggo per tutta la vita… due euro di benzina utilizzo…… Io per ora non ho fatto nessun reato, ma il reato sto per commetterlo e poi mi possono mandare al 41 bis…». Per tali fatti il G.M. era stato oggetto di provvedimento cautelare emesso dal GIP di Castrovillari.

Per ora la vicenda, dopo una complessa istruttoria, ha trovato un primo epilogo con la condanna dell’uomo in primo grado.

ROSANNA MAZZIA

ASSOLTA CON FORMULA PIENA LA SINDACA MAZZIA ACCUSATA DI INQUINAMENTO AMBIENTALE

Assolta con formula piena la sindaca Mazzia, accusata di inquinamento ambientale 
Accolte le tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Ettore Zagarese, Laghi e Falbo

Assolti perché il fatto non sussiste. Lo scorso giovedì 10 marzo 2022, dopo una lunga e meditata camera di consiglio, il Tribunale di Castrovillari ha concluso, con una formula di assoluzione,  la vicenda giudiziaria che vedeva imputati il sindaco di Roseto Capo Spulico, Rosanna Mazzia, il dirigente dell’Area tecnica, Giovanni Marangi ed il gestore dell’impianto di depurazione Teodoro D’Ambrogio – difesi dagli avvocati Ettore Zagarese, Domenico Laghi e Giuseppe Falbo –  accusati del reato di inquinamento ambientale per avere nelle loro rispettive qualità consentito ed effettuato lo stoccaggio abusivo dei rifiuti originati dal trattamento delle acque reflue urbane dell’impianto di depurazione ubicato in località Piano d’Orlando nel Comune di Roseto Capo Spulico con accumulo di fanghi di depurazione oltre i limiti consentiti

Questo l’impianto accusatorio rispetto al quale il primo cittadino di Roseto Capo Spulico era stato chiamato a rispondere in concorso e rispetto al quale, nel protestare sin da subito la propria innocenza, aveva deciso di mettersi da subito a disposizione dell’autorità giudiziaria competente al fine di chiarire la propria posizione.

L’istruttoria che ne è seguita le ha dato piena ragione consentendo, da un lato che venisse fuori la correttezza dell’azione amministrativa e dall’altro la dimostrazione, anche nei fatti, della completa insussistenza delle ipotesi di reato contestato tanto da indurre il Giudicante a pronunciare sentenza assolutoria con formula ampia.

Accusati di detenzione di hashish

ACCUSATI DI DETENZIONE DI STUPEFACENTI, SCARCERATI DUE GIOVANI

Accusati di detenzione di stupefacenti, scarcerati due giovani rossanesi

Accolte le tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Ettore Zagarese e Leonardo Trento

 

È stata accolta dal giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari la richiesta dei difensori avvocati Ettore Zagarese e Leonardo Trento che ha disposto la scarcerazione con obblighi in favore dei due giovani rossanesi che, nel pomeriggio del 15 febbraio scorso, erano stati tratti in arresto da personale del commissariato di Rossano per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

 

IL FATTO – Nel corso di una attività di prevenzione attuata dalle Forze dell’Ordine all’interno del Comune di Corigliano-Rossano si procedeva al fermo e controllo di un’autovettura con a bordo due persone.  All’atto della perquisizione, sotto il sedile anteriore lato guida, veniva rinvenuta una busta in cellophane contenente notevole quantitativo di sostanza stupefacente – marijuana e hashish – del peso di 110 grammi, nel mentre la perquisizione personale sul passeggero consentiva di rinvenire anche un altro involucro con all’interno della sostanza stupefacente sempre del tipo hashish. L’attività di polizia giudiziaria si protraeva quindi presso le rispettive abitazioni con esito positivo, tanto è che all’interno dell’abitazione di uno di essi venivano rinvenute circa 4 gr. di sostanza stupefacente, parrebbe del tipo eroina ed altri 3,5 gr di hashish. I due venivano tratti in arresto per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

 

Nel corso dell’udienza di convalida il PM chiedeva l’applicazione della misura delgi arresti domiciliari. Di contrario avviso gli avvocati Ettore Zagarese e Leonardo Trento che rilevavano l’eccessività di tale cautela, tesi condivisa dal Tribunale che li rimetteva in libertà disponendo la loro presentazione due volte a settimana presso gli uffici di Polizia Giudiziaria rinviando la celebrazione del processo al 21 aprile 2022 con rito direttissimo

avvocato Ettore Zagarese

OPERAZIONE CHRISTMAS MONEY: QUATTRO ASSOLUZIONI

Operazione Christmas Money: Quattro assoluzioni
I fatti risalgono al dicembre del 2017

Quattro assoluzioni per non aver commesso il fatto e una condanna, questo l’esito finale del lungo processo che aveva visto coinvolti cinque rossanesi nell’ambito dell’operazione denominata Christmas Money risalente al dicembre del 2017.

IL FATTO – Il 12 dicembre 2017, gli agenti del Commissariato di Rossano, gli uomini della volante di Cosenza e del Reparto Prevenzione Crimine Calabria Settentrionale, avevano arrestato, con l’operazione “Christmas Money”, 5 persone, accusate di estorsione aggravata continuata in concorso e rapina. Si trattava di Alfonso Ammirato, 37 anni, Giuseppe Abastante, 26 anni, Giuseppe Barbieri, 26 anni, Mario Buontempo, 30 anni, e Massimo Manisco, 37 anni. Ammirato era accusato anche di lesioni personali ad alcuni commercianti. A novembre 2017 una delle vittime, un cittadino pachistano, aveva richiesto l’intervento della polizia per un’aggressione nella sua attività commerciale, nei suoi confronti e anche di un concittadino presente nel locale. Il commerciante aveva denunciato le richieste estorsive effettuate dall’Ammirato, con minacce di morte. I due stranieri erano stati brutalmente aggrediti con calci e pugni, tanto da dover ricorrere alle cure mediche presso il pronto soccorso. Le successive indagini avevano portato a ricostruire altri episodi estorsivi, subiti nel corso del tempo e seguiti da danneggiamenti all’attività commerciale.

L’esito delle indagini aveva portato all’emissione di una serie di misure cautelari e i cinque, riconosciuti responsabili materiali delle richieste estorsive e delle lesioni, erano stati tratti in arresto e condotti nel carcere di Castrovillari.

Il difensore, avvocato Ettore Zagarese, da subito aveva contestato sia la regolarità delle attività di riconoscimento da parte delle presunte vittime degli accusati, costituitesi parte civile con gli avvocati Paola Bruno e Antonio Parrilla, che l’aver commesso il fatto, tanto da ottenere l’annullamento della misura da parte del Tribunale del riesame di Catanzaro, misura poi ripristinata in quella però più blanda degli arresti domiciliari dalla Corte di Cassazione

 

Il Tribunale di Castrovillari, nei giorni scorsi, accogliendo le tesi della difesa, all’esito di un processo articolatosi in numerose udienze, ha ritenuto colpevole il solo A. A. comminandogli una pena di anni 3 anni e 9 mesi di reclusione assolvendo gli altri quattro imputati per non aver commesso il fatto.

PICCOLI PASSI corte appello catanzaro

PICCOLI PASSI, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE: TUTTI ASSOLTI IN APPELLO

Piccoli passi, associazione a delinquere: Tutti assolti in appello
L’esito del processo di secondo grado dopo il rinvio dalla Corte di Cassazione che ribalta le originarie condanne per pene ricomprese tra i 6 e gli otto anni di reclusione.

In accoglimento delle tesi difensive sostenute dagli avvocati penalisti Ettore Zagarese, Francesco Nicoletti e Francesco Calabrò, si conclude con una sentenza di assoluzione, con la formula “per non aver commesso il fatto”, il processo in Appello celebrato in seguito al rinvio disposto dalla Corte di Cassazione nell’ambito dell’operazione “Piccoli passi”, portata a termine nel 2016 dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della DDA di Catanzaro. L’inchiesta, che aveva sventato un traffico di sostanze stupefacenti, vedeva coinvolti soggetti rossanesi, del reggino e campani.

Nel gennaio 2021 i giudici della III Sezione Penale della suprema Corte di Cassazione avevano annullato in gran parte la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Nello specifico, era stata annullata la pronuncia di secondo grado relativamente al Capo A, ossia all’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (art. 74 Dpr 309/90) con rinvio per nuovo esame dinanzi ad una sezione diversa della Corte d’Appello di Catanzaro.
Gli stessi giudici avevano inoltre annullato la sentenza, senza rinvio, relativamente ad altri capi di imputazione dichiarandoli estinti per intervenuta prescrizione.

All’esito del nuovo giudizio di secondo grado, la III Sezione Penale della Corte di Appello di Catanzaro, mercoledì scorso 26 gennaio ha emesso una sentenza di assoluzione nei confronti degli otto imputati: Aloisi Giuseppe, Pometti Giancarlo, Pometti Mauro Salvatore, Pometti Gabriele Edoardo, Pometti Luigi Gustavo, Santoro Gabriele, Tocci Andrea, Vallonearanci Pietro. Tutti assolti dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico con la formula “per non aver commesso il fatto”.

L’operazione “Piccoli passi”, condotta dalla Guardia di Finanza in parallelo con l’operazione “Stop” portata a termine dai Carabinieri, prendeva le mosse da un’ulteriore operazione antimafia avviata nel 2009, concentrandosi sulle attività della presunta cosca rossanese nel settore legato al traffico di stupefacenti.

Sottoufficiale Polizia

SOTTOUFICIALE DI POLIZIA ACCUSATO DI CESSIONE DI COCAINA ASSOLTO CON FORMULA PIENA

Sottoufficiale di Polizia accusato di cessione di cocaina, rifiuta la prescrizione e viene assolto con formula piena

Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza del Tribunale di Castrovillari che assolve C.C., 40 anni, sottoufficiale di Polizia, originario di Corigliano-Rossano, attualmente assegnato ad altra sede.
Accolta in tolto la tesi del difensore, avvocato Ettore Zagarese.

IL FATTO – Il sottoufficiale all’epoca dei fatti era stato accusato di aver agevolato la cessione di stupefacente, del tipo cocaina. Lo stesso era stato accusato nell’ambito di una maxi operazione antidroga sul territorio dell’allora comune di Rossano. L’accusa si fondava sul contenuto di alcune intercettazioni ambientali dalle quali gli inquirenti avevano tratto la convinzione che attraverso l’uso di un linguaggio criptico C.C. in realtà fosse coinvolto in un attività di intermediazione tra i cessionari e gli assuntori dello stupefacente, traendone così il sospetto di lucrosi guadagni. L’indagato fin dall’inizione aveva protestato la propria innocenza e si era dichiarato totalmente estraneo alla vicenda.
Il processo, composto da numerose udienze destinate all’assunzione delle prove ed alla trascrizione dell’enorme mole di materiale intercettato dalle forze dell’ordine, era giunto alle soglie della prescrizione ma l’imputato, consapevole della propria innocenza, con l’avallo del suo difensore, aveva rifiutato che venisse applicato l’istituto della prescrizione preferendo affrontare il processo.

I fatti gli hanno dato ragione essendo stato scagionato con formula piena da tutte le accuse. Al deposito delle motivazioni della sentenza l’avvocato Ettore Zagarese ha dichiarato la propria soddisfazione per l’esito ed ha tenuto ad evidenziare come il proprio cliente non abbia mai perso la fiducia nella Giustizia e da innocente, ha preferito evitare il comodo rimedio della prescrizione affrontando il processo uscendone meritatamente vincitore.

 

avvocato Ettore Zagarese

IL TEOREMA MANZI REGGE AL VAGLIO DELLA CASSAZIONE

IL TEOREMA MANZI REGGE
AL VAGLIO DELLA CASSAZIONE

Caso Alessandro Manzi, è risultato vano anche l’ultimo attacco promosso dalla Procura Generale di Catanzaro: la prima sezione della Corte di Cassazione, accogliendo le tesi formulate dall’avvocato Ettore Zagarese, ha respinto il ricorso che la Procura Generale di Catanzaro aveva proposto contro la sentenza della Corte di Assise di Appello di Catanzaro, la quale applicando una condanna a nove anni di reclusione, aveva ridotto di oltre la metà la pena di primo grado mentre il PM di udienza aveva chiesto contro una condanna all’ergastolo con isolamento diurno.

Condivise, quindi, le ragioni argomentate dal difensore contro le quali il PG aveva proposto alla Corte di Cassazione un articolato ricorso volto ad applicare all’imputato l’aggravante della premeditazione e ad escludere il beneficio delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante della provocazione, invece contestate dal PM. Tali richieste venivano disattese dagli Ermellini che, così, confermano la decisione di secondo grado.

IL FATTO – Alessandro Manzi era stato accusato di omicidio volontario aggravato perché la sera del 17 novembre del 2017 aveva ucciso a colpi di fucile il padre Mario sull’uscio di casa. Subito dopo il fatto si era costituito dai Carabinieri assumendosi la responsabilità dell’accaduto e narrando di come fosse arrivato al gesto estremo dopo anni di vessazioni che avrebbe subito all’interno delle mura domestiche che condivideva con il padre, noto pregiudicato. Nelle more del processo veniva sorpreso a detenere un’arma che dichiarava aver posseduto per ragioni di difesa in seguito ad alcune minacce ricevute che lo avevano portato a temere per l’incolumità dei suoi cari.

Oggi Manzi, avendo appreso dell’esito del processo, accompagnato dal suo difensore, si è costituito, volontariamente, alla locale Casa Circondariale al fine di espiare la pena residua avendo voluto evitar l’inoltro di ogni richiesta volta al differimento della condanna o alla sua sostituzione con altra.
«Il giovane Manzi interpellato dal mio studio – ha affermato l’avvocato Ettore Zagarese – perché valutassimo la proposizione di richiesta a pene alternative che lo sottraessero al regime carcerario, ha inteso non attivare alcuna istanza volendo pagare il suo debito con la giustizia e non intendendo sottrarsi alle sue responsabilità così come fatto sin dall’inizio di questa triste vicenda».

BRUNO PIZZUTO

DIFFAMATO VIA FACEBOOK PRESENTA QUERELA MILIONARIA

DIFFAMATO VIA FACEBOOK, IL CONSIGLIERE PALUDESE PIZZUTO PRESENTA QUERELA MILIONARIA

Facebook, il noto social network, non è una sorta di casa delle libertà, dove poter scrivere impunemente qualunque cosa si voglia, ivi comprese diffamazioni, offese lesive della dignità personale e politica di qualcuno, per mera antipatia. La diffamazione, anche attraverso l’utilizzo dei social network, è un reato e come tale perseguibile dalla legge. Chi subisce dei commenti offensivi su Facebook, lesivi del diritto della personalità; quindi, dell’onore e della reputazione può difendersi denunciando il fatto alle autorità.

Come ha fatto il dottor Bruno Pizzuto, consigliere comunale di maggioranza nel comune di Paludi, dando incarico allo studio del penalista avvocato Ettore Zagarese, di presentare una articolata querela, aggravata dall’utilizzo del mezzo stampa secondo quanto previsto dall’art. 595 del Codice penale, alla competente autorità giudiziaria.

La cifra chiesta come risarcimento è milionaria e sarà devoluta interamente in beneficenza.

IL FATTO – Questa è la risposta che “il gruppo Pizzuto” – come definito il dottor Pizzuto – con parole usate con scopi offensivi su un post di Facebook, posizionato tra i post “fissati in alto” per dargli maggiore visibilità, intende dare agli amministratori e gestori di una pagina social vicina ad una compagine politica avversa all’attuale maggioranza comunale.

Nel post fatto oggetto di querela si legge – pubblicando stralci di un comizio tenuto durante la passata campagna elettorale amministrativa, proprio dal consigliere Bruno Pizzuto – che “Il gruppo Pizzuto passa all’incasso, 25.000 Euro per l’ingegnere Vittoria Pizzuto” lasciando così intendere, all’ignaro lettore, di oscure manovre all’interno della macchina comunale paludese svolte a favorire la congiunta del dottor Pizzuti, consigliere comunale di maggioranza.

«Poiché l’onestà è il principio che da sempre contraddistingue la mia famiglia – commenta il consigliere Bruno Pizzuto – che da sempre si opera alacremente e senza interesse alcuno per il bene del proprio territorio di appartenenza, non potevo tollerare una così infamante affermazione, che da un canto denota un gusto verso l’infondata diffamazione e dall’altro la poca conoscenza del funzionamento della macchina comunale in generale e di quella paludese in particolare. Chi ha sbagliato dovrà pagare. Per questo abbiamo inteso rivolgerci allo studio dell’avvocato Ettore Zagarese che sappiamo non fare sconti per nessuno ed in tal senso non risparmieremo forze e mezzi e poiché la nostra dignità non ha prezzo. Anticipiamo, sin da ora, che l’intero ricavato andrà devoluto in beneficenza in favore delle famiglie bisognose del nostro comune»

tribunale-di-castrovillari-

ACCUSATI DI AVER INDOTTO UN TERZO A RENDERE FALSE DICHIARAZIONI, IN DUE VENGONO ASSOLTI

Accusati di aver indotto un terzo a rendere false dichiarazioni in due vengono assolti per insussistenza del fatto
Accolte le tesi del collegio difensivo composto dagli avvocati Ettore Zagarese, Umberto Tarantino e  Franco Siclari

Assolti per insussistenza del fatto, G.V. di 31 anni (difeso dagli avvocati Ettore Zagarese e Umberto Tarantino) e B.S. di 37 anni (difeso dall’avvocato Franco Siclari).
Accolte quindi in toto le richieste del collegio difensivo cui è seguita la sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Castrovillari.

IL FATTO – I due erano accusati di aver tentato di indurre, tramite promesse di denaro, poi pressioni verbali, D.C a rendere delle false dichiarazioni o comunque ritrattare quanto già affermato, in corso di giudizio, rispetto all’omicidio di A.C. del quale, D.C. era ritenuto l’esecutore materiale e B.S il mandante. I tre all’epoca dei fatti erano tutti detenuti nella casa circondariale di Castrovillari.

Secondo la tesi prospettata dall’accusa D.C., nel mentre si trovava in carcere, era stato avvicinato in diverse occasioni da G.V. il quale lo avrebbe sollecitato a ritrattare le accuse mosse nei confronti di B.S. Accuse mosse nel momento dell’arresto quando, dichiarandosi esecutore materiale dell’omicidio di A.C., avrebbe dichiarato di aver agito su mandato di B.S. Da questi fatti nasceva la denuncia e l’apertura del procedimento penale nei confronti di G.V. e B.S.

Entrambi gli imputati sin da subito dichiaravano la loro innocenza rispetto alle accuse e davano mandato allo studio legale Ettore Zagarese (incarico assunto dall’avvocato Zagarese e dall’avvocato Umberto Tarantino del medesimo studio) e all’avvocato Franco Siclari con il fine di dimostrare della loro innocenza, di fatto poi dichiarata, al termine di una complessa e articolata istruttoria, dal Tribunale di Castrovillari.

Ettor3e Zagarese e Umberto Tarantino

Avvocati difensori
Etore Zagarese
Umberto Tarantino